martedì 25 marzo 2008

LA RAI FA ORECCHIE DA MERCANTE..

Elezioni, è silenzio totale. La protesta dei sordi contro la Rai
15-03-2008
SuperAbile.it

Il servizio pubblico radiotelevisivo non rispetta gli obblighi del contratto di servizio e la campagna elettorale per le persone sorde resta inaccessibile. Sit-in di protesta davanti a viale Mazzini. La presidente Collu: "Nessun impegno neanche per la sottotitolazione delle conferenze stampa dei leader di partito e dei confronti tv tra i candidati premier"

ROMA - Le elezioni? Totalmente inaccessibili dal punto di vista informativo. E poiché "Porta a porta" non basta, le persone sorde scendono in piazza per protestare contro la Rai che non assolve ai suoi obblighi. Si è concluso infatti con una fumata nera l'incontro di ieri fra i vertici di viale Mazzini e la presidente dell'Ente nazionale sordi Ida Collu: troppo limitati, secondo quest'ultima, gli impegni assunti da Claudio Petruccioli e Claudio Cappon, rispettivamente presidente e direttore generale Rai, e dal direttore del segretariato sociale Carlo Romeo, in merito alla sottotitolazione per i non udenti dei programmi di approfondimento politico e di tutti gli appuntamenti televisivi incentrati sulle prossime elezioni politiche del 13 aprile. Una situazione che porterà così, molto presto, ad un sit-in di protesta dell'Ens di fronte celebre cavallo della sede del servizio pubblico radiotelevisivo.
I vertici dell'azienda - riferisce l'Ens - non hanno preso impegni in merito all'accessibilità per i sordi della campagna elettorale 2008, nonostante il contratto di servizio in vigore da quasi un anno preveda espressamente la sottotitolazione e la traduzione in Lingua dei Segni dei programmi di informazione ed approfondimento politico, anche in diretta. La Rai si è limitata a comunicare ad Ida Collu di aver avviato la sperimentazione della sottotitolazione di "Porta a Porta", senza tuttavia nascondere le scarse probabilità di successo. Nessun impegno neanche riguardo l'eventuale sottotitolazione delle conferenze stampa dei leader di partito e dei confronti TV tra i candidati premier. E a ciò vanno aggiunti gli scarsi ed inadeguati obblighi contenuti nel regolamento sulla par condicio approvato dalla Commissione di Vigilanza il 28 febbraio scorso. Nulla di nuovo, dunque, dopo le veementi proteste dei giorni scorsi contro l'inaccessibilità della campagna elettorale e nulla di nuovo, lamenta l'Ens, rispetto al passato.
Stavolta Collu se la prende anche con la Commissione di Vigilanza:"E` paradossale", afferma "che la stessa Commissione che un anno fa aveva profondamente emendato il contratto di servizio, condividendo le rivendicazioni dei sordi, oggi non solo non garantisce il rispetto di quelle norme votate all'unanimita`, ma addirittura approva un regolamento sulla par condicio che va nella direzione opposta. In queste condizioni il contratto di servizio è destinato a rimanere lettera morta e" - continua Ida Collu - "i sordi cittadini di serie B, tagliati fuori dal dibattito politico in piena campagna elettorale. In assenza di garanzie da parte della RAI e di tutela da parte delle Autorità` preposte a garantire il rispetto della normativa vigente, non rimane altra strada che quella della mobilitazione, attraverso sit-in di protesta presso le sedi territoriali RAI e del Governo, affinchè venga garantito il diritto all'informazione e alla libera e consapevole espressione del voto".
NOSTRO COMMENTO..

Ragazzi se aveste chiesto la traduzione del grande fratello, magari vi avrebbero accontentatisubito!

Ma tradurre il labiale dei nostri politici risulta difficile, anche perché perché a porta a pporta si potrebbe tradurre tutto in estrema sintesi:tutto ciò che viene detto da Vespa e dintorni, tranne rare eccezioni, risulta deleterio a livello intestinale, molesto a livello razionale stufevolmente stomachevole.

Capite bene amici sordi che questo è imbarazzante per la Rai.

In ogni caso la sordità è una cosa seria e la rai dovrebbe essere venduta per il mancato obiettivo di accessibilità, vendiamo ad AIR FRANCE…!!!


LA RAI FA ORECCHIE DA MERCANTE..

Elezioni, è silenzio totale. La protesta dei sordi contro la Rai
15-03-2008
SuperAbile.it

Il servizio pubblico radiotelevisivo non rispetta gli obblighi del contratto di servizio e la campagna elettorale per le persone sorde resta inaccessibile. Sit-in di protesta davanti a viale Mazzini. La presidente Collu: "Nessun impegno neanche per la sottotitolazione delle conferenze stampa dei leader di partito e dei confronti tv tra i candidati premier"

ROMA - Le elezioni? Totalmente inaccessibili dal punto di vista informativo. E poiché "Porta a porta" non basta, le persone sorde scendono in piazza per protestare contro la Rai che non assolve ai suoi obblighi. Si è concluso infatti con una fumata nera l'incontro di ieri fra i vertici di viale Mazzini e la presidente dell'Ente nazionale sordi Ida Collu: troppo limitati, secondo quest'ultima, gli impegni assunti da Claudio Petruccioli e Claudio Cappon, rispettivamente presidente e direttore generale Rai, e dal direttore del segretariato sociale Carlo Romeo, in merito alla sottotitolazione per i non udenti dei programmi di approfondimento politico e di tutti gli appuntamenti televisivi incentrati sulle prossime elezioni politiche del 13 aprile. Una situazione che porterà così, molto presto, ad un sit-in di protesta dell'Ens di fronte celebre cavallo della sede del servizio pubblico radiotelevisivo.
I vertici dell'azienda - riferisce l'Ens - non hanno preso impegni in merito all'accessibilità per i sordi della campagna elettorale 2008, nonostante il contratto di servizio in vigore da quasi un anno preveda espressamente la sottotitolazione e la traduzione in Lingua dei Segni dei programmi di informazione ed approfondimento politico, anche in diretta. La Rai si è limitata a comunicare ad Ida Collu di aver avviato la sperimentazione della sottotitolazione di "Porta a Porta", senza tuttavia nascondere le scarse probabilità di successo. Nessun impegno neanche riguardo l'eventuale sottotitolazione delle conferenze stampa dei leader di partito e dei confronti TV tra i candidati premier. E a ciò vanno aggiunti gli scarsi ed inadeguati obblighi contenuti nel regolamento sulla par condicio approvato dalla Commissione di Vigilanza il 28 febbraio scorso. Nulla di nuovo, dunque, dopo le veementi proteste dei giorni scorsi contro l'inaccessibilità della campagna elettorale e nulla di nuovo, lamenta l'Ens, rispetto al passato.
Stavolta Collu se la prende anche con la Commissione di Vigilanza:"E` paradossale", afferma "che la stessa Commissione che un anno fa aveva profondamente emendato il contratto di servizio, condividendo le rivendicazioni dei sordi, oggi non solo non garantisce il rispetto di quelle norme votate all'unanimita`, ma addirittura approva un regolamento sulla par condicio che va nella direzione opposta. In queste condizioni il contratto di servizio è destinato a rimanere lettera morta e" - continua Ida Collu - "i sordi cittadini di serie B, tagliati fuori dal dibattito politico in piena campagna elettorale. In assenza di garanzie da parte della RAI e di tutela da parte delle Autorità` preposte a garantire il rispetto della normativa vigente, non rimane altra strada che quella della mobilitazione, attraverso sit-in di protesta presso le sedi territoriali RAI e del Governo, affinchè venga garantito il diritto all'informazione e alla libera e consapevole espressione del voto".
NOSTRO COMMENTO..

Ragazzi se aveste chiesto la traduzione del grande fratello, magari vi avrebbero accontentatisubito!

Ma tradurre il labiale dei nostri politici risulta difficile, anche perché perché a porta a pporta si potrebbe tradurre tutto in estrema sintesi:tutto ciò che viene detto da Vespa e dintorni, tranne rare eccezioni, risulta deleterio a livello intestinale, molesto a livello razionale stufevolmente stomachevole.

Capite bene amici sordi che questo è imbarazzante per la Rai.

In ogni caso la sordità è una cosa seria e la rai dovrebbe essere venduta per il mancato obiettivo di accessibilità, vendiamo ad AIR FRANCE…!!!


reincarnazione...


 
Conquistare il tetto del mondo rappresenta per loro un riscatto e una redenzione
14-03-2008
La Repubblica

NEW YORK - Alla fine del 2004 sei ragazzini tibetani ciechi sono riusciti a scalare il Lhakpa Ri, a quota settemila metri, una delle cime più alte dell´Himalaya. Il gruppo è stato guidato da Erik Weihenmayer, un alpinista statunitense che è stato il primo non vedente a raggiungere in passato la cima dell´Everest. Con loro anche Lucy Walker, una regista inglese che ha realizzato un documentario intitolato "Blindsight" che segue tutte le tappe della scalata.
Ma c´è un elemento che rende questa straordinaria impresa fisica esemplare ed esaltante anche da un punto di vista sociale e culturale: nella tradizione tibetana il non vedente è un reietto della società, e il suo handicap è considerato una punizione per i peccati di vite precedenti. La scalata sul tetto del mondo rappresenta quindi un riscatto e una redenzione, una ribellione e un modo di riappropriarsi e celebrare il proprio corpo.
All´uscita sugli schermi americani, "Blindsight" suscita la stessa passione con cui fu accolto qualche anno fa "The sound and the fury", il documentario dedicato alla comunità di sordomuti che rifiutavano il trapianto della coclea per poter salvaguardare l´esistenza del linguaggio dei gesti. Ma l´approccio è diverso: il primo film analizzava il paradosso secondo cui l´handicap diveniva un motivo di identità e di orgoglio. "Blindsight" è invece costruito sulla lotta per sconfiggere la discriminazione e la superstizione, e si trasforma in una celebrazione dello spirito umano.
Il cinema ha sempre raccontato con passione, e a volte anche con opportunismo commerciale le vicende dei portatori di handicap, ma ciò che rende particolarmente significativo il documentario della Walker è la combinazione tra il film di denuncia e quello di tipo "ispirazionale". Il progetto nasce tuttavia grazie alla caparbietà di Erik Weihenmayer, che dopo essere riuscito a eguagliare l´impresa di Edmund Hillary, avvicinò la produttrice Sybil Robson Orr con l´intento di proporle di finanziare e filmare la sfida. L´idea di portare sei ragazzini non vedenti sul Lhakpa Ri le era stata data dalla loro insegnante tedesca Sabriye Tenberken, a sua volta cieca, e fondatrice di "Braille without Borders". La Tenberken, che perse la vista da bambina, negli anni novanta girò a cavallo tutti i villaggi più remoti del Tibet nel tentativo di convincere i genitori di bambini ciechi a mandare i figli al centro che all´epoca stava fondando a Lhasa. Fu lei che disse alla produttrice che avrebbe accompagnato i ragazzini nell´impresa spiegando che la sua esperienza, unita a quella di Weihenmayer, avrebbe minimizzato i rischi. La Robson era una grande appassionata di alpinismo e da tempo cercava un progetto valido per la Walker, della quale aveva apprezzato "Devils´playground", un documentario sulle adolescenti della comunità Amish. Il rischio e la forza del progetto a quel punto sedussero anche un uomo di cinema decisamente più mainstream come Steven Haft (è il produttore dell´Attimo fuggente), che si associò nell´impresa.
Per quanto possa sembrare incredibile, la spedizione fu rinforzata solo da una coppia di medici e pochi assistenti alla produzione. Ben presto l´entusiasmo di un´avventura che sembrava impossibile cominciò a scontrarsi con una realtà di superstizione e discriminazione ben più grande di quanto potessero immaginare gli autori. Sin dall´inizio delle ricerche, si resero infatti conto che in Tibet i non vedenti non solo sono considerati dei reietti, ma non hanno alcun diritto a qualunque tipo di assistenza medica. Una volta selezionati i sei ragazzini, e deciso l´itinerario migliore per raggiungere la vetta del Lhakpa Ri, il film ha cominciato ad avere una serie di problemi di ordine politico. Le autorità della regione cinese dello Szechuan, nella quale è ambientata parte del documentario, imposero l´approvazione su ogni inquadratura, chiedendo che fosse essere presentata, motivata a discussa. Una delle scene che ne ha risentito maggiormente è stata quella che vede uno dei giovani protagonisti, chiamato Tashi, ricongiungersi con il padre dopo che quest´ultimo lo aveva venduto come mendicante nove anni prima. La pressione delle autorità comuniste si allentò solo grazie alle condizioni estreme dei luoghi prescelti, e per gran parte delle riprese in altura i cineasti sono riusciti a lavorare in libertà. Al punto che emergono anche differenze di fondo nell´approccio tra i protagonisti della spedizione: l´americano Weihenmayer tende in ogni momento ad esaltare il trionfo dell´individuo di fonte alle avversità di ogni tipo, mentre la tedesca Tenberken celebra la vittoria del gruppo.
I bambini sembrano poco interessati al dibattito: ce ne è uno che proclama durante una scalata rischiosissima «i nostri occhi sono ciechi, ma non il nostro cuore» ed un altro «la montagna mi ha fatto sentire umano».

ANTONIO MONDA

Nostro commento…

Allora parliamoci chiaro: casualmente dei bambini dopo essersi fatti un mazzo così esprimono questi pensieri poetici, ma per favore!

La cosa che ci irrita essenzialmenteche la società tibetana releghi dei bambini o adulti ciechi in una “casta” inferiore, la reincarnazione è un ipotesi, come tutte le religioni d’altronde, ma l’emarginazione sociale subita dai ciecati, se quello detto sopra è vero , è una realtà che bisogna combattere, una superstizione gratuita che anche il grande regolatore della reincarnazione, ammesso che esista, rigetterebbe senz’altro.

Allora uno che muore di fame ha mangiato troppo nella vita precedente? Un muratore ha faticato troppo poco prima di essere uno che si fa un mazzo così?

Caro D.L. spero che tu non approverai questi atteggiamenti, altrimenti saresti una grande delusione come d’altronde è una grande delusione l’atteggiamento dei  cinesi nei confronti del TIBET. Cara CINA non serve usare la violenza, aprite qualche ristorante cinese, invadete commercialmente il Tibet e non bisogna mica alzare sempre le mani!

Infatti per non incorrere in” filo cinesismo”ci sembra assurdo che un popolo come quello tibetano non possa essere libero di manifestare tutto il suo pensiero contro un gigante che lo schiaccia, quindi abbasso le Olimpiadi! Voglio vedere chi di noi non vedrà gli azzurri mentre si cimentano per una medaglia d’oro! In ogni caso noi saremo coerenti con il nostro scritto “non vedremo gli atleti” di Pechino!!!!


bravi, bravi


 

 
Che pena l'università di Padova inaccessibile ai disabili
25-03-2008
Il Mattino di Padova

PADOVA. Recentemente ho discusso la mia tesi di laurea specialistica in psicologia clinico-dinamica presso l'Università di Padova.
Mia madre è disabile, costretta da tempo su una sedia a rotelle. Nonostante il parere sfavorevole dei medici ad affrontare un viaggio lungo, mio padre e mia madre sono partiti ugualmente da Savona per assistere alla discussione della mia tesi.
Purtroppo il Bo si è dimostrato una barriera particolarmente difficile da superare per un disabile. Racconto cos'è successo.
Per la discussione della tesi sono assegnato all'aula di Scienze al terzo piano della struttura. Non ho materialmente il tempo di verificare se l'aula è considerata accessibile ai disabili, salvo che alla vigilia.
Il primo impatto non è incoraggiante: chiedendo alle guardie giurate come potevo accedere all'aula, le proposte spaziano tra il «parcheggiare» mia madre nel loggione, al «sollevamento pesi» effettuato da me e mio padre per superare gli antichi gradini del palazzo.
Dietro mie insistenze, riesco ad accedere al secondo livello della nostra personale battaglia. Una guardia mi conduce dall'usciere. Qui devo rispolverare le mie conoscenze linguistiche, perchè sebbene il veneto non sia la lingua ufficiale d'Italia, non c'è stato modo di parlare altrimenti. Mio padre, con la sola conoscenza dell'italiano e del piemontese, si ritrova improvvisamente all'estero.
Con un tono di insofferenza che rasenta il fastidio estremo, mi viene mostrato l'unico percorso possibile: ascensore fino al terzo piano, gradini in discesa (fattibili), attraversamento dell'aula di lettere durante le discussioni, conclusione con gradini in salita abbordabili da un sedia per fuoristrada.
Essendo che mio padre ha oltrepassato la settantina e io non ho esattamente dedicato i miei anni di studio in palestra, l'unica alternativa è stata quella di raccogliere un gruppo di amici per superare l'ultimo tratto.
D'accordo. Il giorno dopo ci presentiamo con un' ora d'anticipo per preparaci alle prove, la mia e la loro. Primo problema: la guardia all'ingresso è cambiata e dobbiamo rispiegare tutto, scontrandoci con la sua reticenza a disturbare la commissione per attraversare l'aula. Lo sguardo di sufficienza che getta su mia mamma è una vera violenza.
«Va bene», dico, «mi prendo io la responsabilità». Riusciamo a salire in ascensore, a scendere i gradini ed attendere di fronte alla porta dell'aula di lettere che i professori terminino la valutazione del candidato per passare. Qui, mia madre inizia a piangere. Prima sommessamente, poi sempre più copiosamente. Perché si sente veramente un peso, perché si sente rifiutata, perché sente il mio nervosismo mentre guardo il tempo passare, il mio timore di arrivare in ritardo alla mia presentazione.
 Piange e io non posso fare altro che aspettare, non ho nemmeno la forza di consolarla. Mi servono energie per finire il mio percorso accademico. Passiamo. Troviamo i miei amici. La solleviamo e finalmente posso pensare a laurearmi.
 Il ritorno è fatto direttamente scendendo le scale con la carrozzella sollevata. Sono talmente arrabbiato che mi sembra leggera. Miracoli dell'adrenalina post-laurea. E della sorda impotenza di fronte a un sistema inaccessibile. Festeggio, ma rifletto. I miei genitori sono abituati da una vita a subìre e accettano. Io sono ancora giovane e non mi va di lasciar perdere.
 Non tanto per aver festeggiato la mia laurea con la rabbia e il dolore di veder mia madre soffrire oltre a quanto già normalmente gli succede. Piuttosto per l'assurdità di tutto questo. L'assurdità di chiedere se è presente un disabile e non far nulla per aiutarlo. L'assurdità di costruire rampe presenti solo in parte. L'assurdità della sofferenza gratuita di mia madre. Di dover evidenziare questi problemi in un Università antica come quella padovana, dopo essere entrati da anni nel terzo millennio, alla faccia di tutte le legge e le iniziative in favore della disabilità entrate in vigore da decenni.
Non pretendo vengano varati corsi di educazione civica per impiegati, la cortesia e il rispetto dovrebbero essere automatici. Ma non voglio nemmeno che questa situazione permanga inalterata.
La sofferenza fisica non è una punizione per un male commesso, non è una pena da scontare sotto gli sguardi accusatori degli altri. E' una vita di dignità inchiodata su una sedia. E' una madre sofferente, che cerca di trattenere le lacrime. E' una parte della mia vita scomparsa recentemente, tra il coraggio soffocato dal dolore. Era mia madre, Angela, alla quale auguro un buon riposo. A lei dedico ogni singolo sforzo effettuato.

Daniele Luzzo

NOSTRO COMMENTO..

Bravi  110 e lode in inaccessibilità

Se

domenica 16 marzo 2008

pianeta ciecagna elezioni 2008....

Cari i nostri partiti in lizza per le lezioni, siamo due ciecati e un mezzo ciecato che vogliono  omaggiarvi di un libro”Cronache DALLA Ciecagna”  legato ad un sito www.pianetaciecagna.net.

Tutto nasce dall’evidente vostra confusione in ogni vostro intervento pubblico, inoltre vogliamo darvi una mano durante il vostro  pellegrinaggio elettorale facendovi fare quattro risate alla nostra salute.

Infatti per governare questo paese ci vuole molto senso dell’umorismo, l’umorismo è una cosa molto seria e non va sottovalutata.        Lo sappiamo che non  avete htempo di fare niente, ma vi consigliamo vivamente, anche per la salute del paese , di leggere il nostro libro anche in bagno oppure durante le notti insonni passate ad inventarvi nuovi modi per renderci “felici”!

 Non ci rimane che farvi i nostri auguri, speriamo in cuor nostro chenon siate  la solita mozzarella di “bufala”, purtroppo noi non possiamo che essere ottimisti nei vostri confronti non abbiamo molte alternative.

Noi dal canto nostro non ci possiamo molto lamentare in quanto ciecati siamo abbastanza(nonostante tutte le contraddizioni del sistema) tutelati. Speriamo che il prossimo governo non ci faccia sentire in colpa per avere un lavoro fisso e soprattutto non ci faccia  desiderare di essere di un'altra nazione.

Tanti auguri a  voi  e anche a noi…

Saluti elettorali

PIANETA CIECAGNA

 

 

 

sempre voi..


 
Non è arrivato il personale, disabile giù dal treno
14-03-2008
La Provincia Pavese

PAVIA - Se un disabile vuole salire su un treno deve avvertire le ferrovie dello Stato almeno 24 ore prima. A quel punto da Milano arriva un addetto specializzato nella manovra del carrello elevatore, che isserà sul treno la sedia a rotelle. Eppure anche questa richiesta preventiva sembra non bastare più. Lorenzo Pernetti, giudice onorario del Tribunale di Pavia, costretto a muoversi in carrozzella, la sua domanda l'ha inviata nei termini previsti. Ma il treno che doveva portarlo a Milano per un corso di formazione obbligatoria per magistrati non era disponibile.
 «Gentile cliente, siamo spiacenti di comunicarle che nella fascia oraria da lei indicata non ci sono treni attrezzati». Questa la risposta alla mail che il magistrato ha inviato alle Fs il giorno prima del suo appuntamento a Milano. Una replica che sembra presupporre un problema di attrezzature, quando invece la questione è piuttosto legata alla indisponibilità del personale addetto alla manovra del carrello, dispositivo già presente nella stazione di Pavia. Ma chiuso con lucchetto e catena, di fianco al distributore di bevande. Nessuno, tranne gli addetti della cooperativa di Milano che gestisce il servizio, si prendono la briga di mettere in funzione la struttura. Così la salita sul treno di disabili in carrozzella è spesso affidata al buon cuore e alla disponibilità di altri viaggiatori. Pernetti, che l'altro ieri, per l'ennesima volta, si è visto negare, come altri disabili, il diritto a muoversi liberamente, ha deciso di sporgere una querela alla polizia ferroviaria nei confronti delle Fs. E' la seconda nel giro di qualche mese. Ma stavolta la questione è stata affidata anche a un avvocato. Che si riserva di chiedere un risarcimento dei danni. Il magistrato, in effetti, nonostante la richiesta presentata tempestivamente alle Ferrovie, non ha potuto essere presente a Milano a un corso obbligatorio per la sua professione. Tanto che è stato costretto a giustificare la sua assenza.
 Marcello Ravetta di Pavia, legale del magistrato, vuole vederci chiaro. «Che del personale debba venire da Milano per manovrare questa struttura mi sembra poco logico - commenta l'avvocato -. Se le Fs affidano la gestione del servizio a una cooperativa che, come sembra, ha sede a Milano, come è possibile garantire il servizio in tutte le altre stazioni? Il sospetto è che la garanzia del servizio esista solo alla stazione centrale di Milano. Ma il contenuto della mail non è chiaro, perché sembra individuare il problema nell'assenza di attrezzature o di spazi, sui treni, in cui posizionare la carrozzella».
 Il legale oggi stesso scriverà una lettera di protesta ai responsabili delle Ferrovie: «Ci riserviamo, oltre al risarcimento dei danni, di presentare ricorso, soprattutto se non dovesse esserci un riscontro alla nostra richiesta di chiarimenti. Chiederò che venga rimosso questo comportamento fortemente discriminatorio nei confronti di una categoria di persone, che vengono private di un loro diritto, e porteremo la faccenda al vaglio della magistratura in sede civilistica».

di Maria Fiore

NOSTRO COMMENTO…

Che teste di  rotaia sono queste ferrovie! Una e mail la iinviamo noi: “Spett Ente dei trasporti ferroviari, nnon siete degni di trasportare passeggeri, in altri  paesi, anche l’India i passeggeri di qualsiasi anamnesi clinica sono trattati meglio, smettetela di fare gli gnorri e  mettete un  tabellone con scritta la verità VIETATO L’INGRESSO A CHI NON Può SALIRE IN AUTONOMIA SULLE CARROZZE, ANCHE CON PREAVVISO SONO CAVOLI VOSTR.”

Ma andatevela a prendere nel montacarichi…


maremma visiva..


 

Lions in prima linea per battere la cecità
14-03-2008
Il Giorno

Ricordo della Callas e accordo sugli audiolibri

BERGAMO. IL LIONS CLUB tende la mano alle persone colpite da cecità. Lo fa con due iniziative, una di respiro internazionale e l'altra collegata alle biblioteche bergamasche, destinate a richiamare l'attenzione su un problema che, secondo i responsabili dell'organizzazione non governativa definita dal "Financial Times" come «la più importante del mondo», «troppo spesso resta ai margini della nostra società». Il primo appuntamento, organizzato dal Lions Club Bergamo Host con il sostegno del Gruppo Ubi Banca e il patrocinio del Comune, sarà dedicato alla grande musica. Il 25 marzo, infatti, alle 21 il Teatro Donizetti ospiterà un concerto dedicato al soprano Maria Callas a 30 anni dalla morte. L'obiettivo è ambizioso: «Puntiamo - dice il presidente Fortunato Busana - a dare un contributo alla campagna mondiale dei Lions e denominata "Sight First II" che si propone di raccogliere 200 milioni di dollari per curare le patologie della vista di 30 milioni di persone nei paesi poveri. Metteremo in campo ambulatori e medici specializzati per debellare malattie come la "cecità di fiume", la cataratta o il tracoma». Protagonisti al Donizetti saranno il soprano di origine greca (come la Callas) Dimitra Theodossiou, il mezzosoprano Nidia Palcios, il flautista Giovanni Roselli, il direttore d'orchestra bergamasco Bruno Santori (che ha composto anche l'inno dei Lions "Hic sunt leones") e l'orchestra del Bergamo Musica Festival. I biglietti, con prezzi tra i 15 e i 50 euro, sono in vendita presso la biglietteria del Teatro Donizetti da lunedì al sabato, dalle 13 alle 20.30 E SEMPRE ai non vedenti, ma stavolta bergamaschi, è dedicata la convenzione siglata ieri tra la Provincia di Bergamo e l'Associazione libro parlato dei Lions. L'accordo, come rimarca l'assessore alla Cultura, Tecla Rondi, «favorirà, attraverso le biblioteche, un servizio di lettura e di prestito di oltre settemila audiolibri». In concreto, la convenzione prevede la possibilità di consultare i cataloghi on line della stessa associazione, il prestito degli audiolibri su cd-rom o in formato Mp3 e la disponibilità di un sito web per non vedenti. I bibliotecari raccoglieranno le richieste e le "gireranno" agli operatori Lions. Questi, entro tre giorni, recapiteranno il materiale in biblioteca per il prestito.

Maurizio Nobili

 

NOSTRO COMMENTO..

 

Viva i Lions, debellare la cecità a più di 200.000 persone…viva le persone “illuminate” dalla ragione e dalla capacità di attuareil bene dell’umanità, maremma visiva.