venerdì 9 ottobre 2009

Ridare la vista ai ciechi


Nostro commento in fondo
Con la proteina scoperta dalla Montalcini. un'equipe di italiani cerca di curare il glaucoma

di Massimo Fini

Per resuscitare un morto a Cristo fu sufficiente dire: "Lazzaro, alzati e cammina". Per ridare la vista a un cieco dovette farne di tutti i colori: sputò per terra, impastò la sua santa saliva col fango, spalmò questo impasto sugli occhi del cieco e gli disse di andare a lavarsi in una particolare piscina, quella di Siloe (Giovanni, 9). Restituire la vista ai ciechi è sempre stato un sogno impossibile dell'umanità. Adesso un gruppo di scienziati e ricercatori romani è vicino a questo miracolo che mise in qualche difficoltà anche Cristo. Anzi l'hanno realizzato, almeno parzialmente, su due pazienti malati di glaucoma, una necrosi del nervo ottico che è la causa principale di cecità. Hanno sperimentato su tre pazienti in fase terminale della malattia, cioè praticamente ciechi, l'Ngf (Nerve Grow Factor), la proteina scoperta dalla Montalcini per la quale la Senatrice a vita prese il Nobel nel 1986. In due di questi casi il campo visivo è migliorato in maniera rilevante.

Per realizzare questo "miracolo" si sono messe insieme competenze e Istituti diversi. Sotto la supervisione della Montalcini hanno lavorato il dottor Luigi Aloe dell'Istituto di neurobiologia del Cnr, Stefano Bonini e Alessandro Lambiase del Campus Biomedico (una struttura modello alle porte di Roma) e il professor Bucci dell'Università di Tor Vergata, forse il massimo esperto italiano di glaucoma. Rispetto a quanto pubblicato dalla prestigiosa rivista americana Pnas l'esperimento degli scienziati italiani non ha avuto (forse per motivi prudenziali), a mio parere l'eco che merita. E di fatto, al momento, questi studi sono in fase di stallo. Per capire qualcosa di più sono andato a intervistare uno dei protagonisti, il professor Stefano Bonini.

Una decina di anni fa venni a intervistare lei e il pro fessor Bucci, quando eravate appena agli inizi di questa avventura...
Allora avevamo trattato con l'Ngf in collirio dei pazienti con delle ulcere corneali neurotrofiche, ulcere che si determinano per mancanza di innervazione. I risultati sono stati a dir poco miracolosi: una riparazione totale della cornea. Da qui nacque l'ipotesi di lavorare anche sul nervo ottico, anche se indubbiamente le fibre nervose della cornea sono meno complesse e quindi il lavoro si presentava molto più difficile. Oltretutto la cornea è all'esterno dell'occhio, il nervo all'interno.
Come si fa a raggiungerlo, e con un collirio poi?

Infatti, allora il problema era proprio questo. Si poteva pensare a delle iniezioni intraoculari per raggiungere direttamente il nervo ma c'erano rischi di complicanze. Oggi non è più così, iniezioni intraoculari si fanno quasi di routine. Ma nel 2000 la situazione era diversa. Allora abbiamo pensato di bypassare il problema iniezioni e di agire, come per la cornea, col collirio. E di vedere se era in grado di passare all'interno dell'occhio. Ovviamente lo abbiamo fatto sull'animale da esperimento, sul ratto. E com'è andata? Benissimo. Abbiamo visto che la sostanza non solo passa, attraverso la sclera, cioè la parte bianca dell'occhio, nella porzione posteriore. Ma arriva addirittura a livello cerebrale, cioè ai nuclei di base e alle cellule retiniche che sono quelle che danno inizio al processo visivo. Questo perché l'occhio è comunque una derivazione del sistema nervoso centrale. Quindi abbiamo indotto artificialmente nei ratti il glaucoma, che è provocato principalmente da una ipertensione dell'occhio che grava sul nervo e lo necrotizza. In quelli trattati con Ngf una parte notevole delle fibre nervose, più del 25%, era risparmiata dalla necrosi e il danno non si produceva. Qui però siamo ancora nel campo della prevenzione. Mentre nella maggioranza dei casi di glaucoma il danno c'è già stato. Ed è irreversibile: nella migliore delle ipotesi, con i farmaci attuali, si può fermarlo. Ma non si può recuperare la parte di vista che si è perduta.
Attualmente la terapia del glaucoma ha un solo obbiettivo perseguibile: abbassare la pressione dell'occhio. Però ci sono casi in cui, nonostante con i farmaci attuali si ottenga una buona pressione oculare, il danno progredisce lo stesso.

Sono i cosiddetti glaucomi "a bassa tensione".
Sì, per i quali la terapia con l'Ngf potrebbe essere particolarmente utile perché non agisce sulla pressione ma protegge il nervo. Noi abbiamo quindi preso tre pazienti con glaucoma a lunga durata, in terapia massimale con i colliri attuali, ma la cui vista continuava a peggiorare e li abbiamo trattati con l'Ngf. In uno il glaucoma si è stabilizzato, negli altri due c'è stato un campo visivo che, da quasi completamente nero, ha cominciato ad avere ampie zone di vista.

Quindi è ricresciuto il nervo ottico.
Diciamo che c'è stata un'azione apparentemente rigeneratrice sul nervo ottico. E se questo dato venisse confermato sarebbe certamente una novità clamorosa. Tra l'altro il tutto è avvenuto dopo un trattamento di soli tre mesi. E quando il trattamento è stato sospeso per altri tre mesi il beneficio si è mantenuto. Del resto, non solo i nostri studi precedenti ma anche tanti studi della Montalcini dimostrano che le cellule nervose in vitro a contatto con l'Ngf ricrescono.

Perché, finora, avete sperimentato solo su tre pazienti?
Abbiamo usato, sotto la nostra responsabilità, la formula dell' uso compassionevole. Erano pazienti il cui campo visivo era quasi completamente andato.

E quindi non avevano nulla da perdere.
Diciamo così. Ma è un trattamento eccezionale e necessariamente limitato. E tre pazienti non sono uno studio clinico con tutti i crismi, con tutte le verifiche del caso. Per esempio tossicità ed effetti collaterali. Immagino che la domanda successiva sia: prché non si può iniziare a farlo? Non si può per ora. Perché l'Ngf che abbiamo usato noi è di estrazione animale e non andrà mai sul mercato così com'è. Inoltre ha costi elevatissimi, impensabili per una terapia. La soluzione è di avere un Ngf sintetico, prodotto in laboratorio. Bisognerebbe che una Biotech provvedesse a una produzione su larga scala per iniziare uno studio clinico su larga scala. È il passaggio dal prodotto di derivazione animale al sintetico che sta rallentando il programma e allungando i tempi.
Perché una grande industria farmaceutica non si fionda? Il mercato, per applicare questo orribile concetto a dei malati, c'è: sono più di 500 mila in Italia. E sono destinati ad aumentare a causa dell'allungamento della vita media. Il glaucoma è una malattia che si manifesta dopo i 35, 40 anni. E allora?
L'industria è prudente. Non sarebbe la prima volta che un farmaco promettente si rivela poi, alla prova dei fatti, deludente. Anche se in questo caso ci sono, come diciamo nel nostro gergo, dei razionali forti alle spalle. Forse manca un link con l'industria e mancano i finanziamenti. Siamo in una sorta di limbo fra il prodotto di derivazione animale e quello sintetico che ci è necessario per poter andare avanti.

Fin qui il professor Bonini. La mia impressione è che siamo di fronte a un circolo vizioso. I costi per la produzione di un farmaco, in tutte le sue fasi fino al lancio sul mercato, sono indubbiamente elevatissimi e l'industria vuole avere la certezza che al mercato ci arrivi. Ma per avere questa certezza dovrebbe investire in studi. che altrimenti non si possono portare avanti. O dovrebbe intervenire lo Stato. Questo credo che intenda Bonini quando dice che "mancano i finanziamenti". In Italia si tromboneggia tanto di ricerca, ma poi quando c'è un gruppo di scienziati tutti italiani, con alle spalle un premio Nobel, che ha forse trovato la chiave per salvare, o addirittura ridare la vista a milioni di persone (si stima che nel mondo i glaucomatosi siano 67 milioni), lo Stato si dà alla latitanza senza neanche valutare, cinicamente, il vantaggio d'immagine (un made in Italy scientifico) che gliene deriverebbe. I tempi, temo, saranno lunghissimi e il mezzo milione di ammalati italiani di oggi farà in tempo a morire e quelli che, grazie all'Ngf, potrebbero da domani prevenire la malattia faranno in tempo a precipitare nell'incubo del glaucoma. 
 
NOSTRO COMMENTO..
Maremma crocefissa!! Ma è mai possibile che un articolo su un argomento serio come questo, deve esordire con queste stupidaggini religiose?
Certo che il mondo sarà sempre proiettato verso una visione fuorviante sui disabili con questi toni.
La ricerca si è fatta un mazzo così per arrivare a risultati di questo genere, e questo  giornalista si permette di usare la parola fuori lugo in questo caso, MIRACOLO.
Il miracolo sarebbe  non sentire più stro..bolate  giornalistiche con toni mistici e religioseggianti.
Questo è un miracolo! 

 

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I: Avvocato denuncia: «Carcere interdetto ai disabili»

nostro commento al fondo
 
Avvocato denuncia: «Carcere interdetto ai disabili»

VENEZIA. Carcere di Santa maria Maggiore interdetto ai disabili. Lo denuncia, dopo averlo sperimentato sulla sua pelle, l’avvocato vicentino Mario Allegra, affetto da paraplegia e costretto a muoversi in sedia a rotelle. In una lettera indirizzata al direttore della Casa circondariale, al sindaco, al presidente del Tribunale e al Procuratore generale, l’avvocato Allegra spiega che «per raggiungere la casa di reclusione vi è un ponte non munito di impianto di sollevamento che impedisce di raggiungere l’ingresso dell’istituto di pena alle persone portatrici di una disabilità motoria».
«Inoltre la soglia d’ingresso presenta alcuni gradini che non consentono di entrare autonomamente - spiega ancora l’avvocato vicentino che nei giorni scorsi ha inoltrato la missiva - Poichè tale situazione oltre a essere illegale è incivile, chiedo di voler sollecitare le autorità competenti a provvedere in via d’urgenza a rendere accessibile il palazzo di pena». (m.pi.) 
 
NOSTRO COMMENTO..
Maremma barrierizza! L'unica volta che un avvocato doveva farsi le barriere sue, non lo ha fatto.
Se risolvono    le barriere contestate nel carcere, ci possono entrare gli avvocati dei disabili, ma anche i disabili che delinquono.
Certe volte le questioni  dipriincipio non valgono di fronte all'impunità.
 

 

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sabato 12 settembre 2009

BLOG PIANETA CIECAGNA.. Vita dura allo Stadio San Nicola di Bari

 
nostro commento in fondo
 
   
Superando.it del 01-09-2009

Vita dura allo Stadio San Nicola di Bari

Si tratta di quel gioiello architettonico progettato negli anni Ottanta da Renzo Piano e realizzato in occasione dei Campionati Mondiali di Calcio del 1990 in Italia. Eppure, come denuncia la FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), in tale impianto l'accessibilità alle persone con disabilità motoria è quanto meno "condizionata". Viene dunque richiesto alle autorità istituzionali del capoluogo pugliese e a quelle sportive un tavolo tecnico, per rimodulare la fruibilità della struttura, ricordando anche che il rispetto delle normative di sicurezza e il mantenimento dell'ordine pubblico «non devono essere utilizzate come "pretesto" per creare ulteriori ostacoli o barriere»

BARI. È precisa e dettagliata la situazione esposta da Vincenzo Falabella, presidente della FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), rispetto alla scarsa accessibilità dello Stadio Comunale San Nicola di Bari, in una lettera inviata al Sindaco, all'Assessore allo Sport e al Prefetto del capoluogo pugliese, oltre che al Bari Calcio, alla Lega Calcio di Serie A e al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).
Infatti, dopo avere evidenziato che «la FISH Puglia è stata costituita per favorire la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, incoraggiando la realizzazione di servizi territoriali finalizzati a migliorare la qualità della vita delle stesse persone e delle loro famiglie» e dopo aver fatto riferimento alla «Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dal nostro Governo», la lettera intende sottolineare «la "condizionata accessibilità" e la poca attuazione delle norme minime di sicurezza e di ordine pubblico dell'impianto sportivo "San Nicola" di Bari, in riferimento sia al libero accesso sia all'individuazione degli spazi riservati alle persone con disabilità».

Nel dettaglio, Falabella puntualizza che «le persone con disabilità hanno accesso all'interno dello Stadio San Nicola esclusivamente dall'ingresso n. 7 (Curva Nord) che conduce nella parte superiore del primo anello. Qui, nelle aree comuni di transito, utilizzate per il deflusso dei numerosissimi tifosi che accedono in quella zona dell'impianto sportivo, sono stati incautamente individuati spazi riservati alle persone con disabilità motorie. Per raggiungere tali posti, la struttura è stata a suo tempo dotata di una "rampa" avente una percentuale di pendenza elevatissima, non conforme alle normative in materia, che ne impedisce il libero ed autonomo utilizzo da parte dei fruitori».
Tali situazioni, secondo il presidente della FISH Puglia, sono «pregiudizievoli non soltanto per le persone con disabilità che con i loro "ausili" occludono le vie di fuga in caso di pericolo», ma anche «per tutti i tifosi che occupano quella determinata zona dello stadio» e ciò «viola non soltanto le normative in materia di sicurezza ed ordine pubblico, ma anche e soprattutto gli articoli 9, 14, 17, 20 e 30 [rispettivamente quelli riguardanti l'Accessibilità, la Libertà e sicurezza della persona, la Protezione dell'integrità della persona, la Mobilità personale e la Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport, N.d.R.] della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità oramai da tempo ratificata dal nostro Governo e recepita dalla Regione Puglia».
«Alla luce di quanto sopra - è la conclusione della lettera - si rende necessario ed urgente un tavolo tecnico, al quale sin da ora questa Federazione presta il proprio assenso alla partecipazione, che valuti la possibilità di rimodulare la fruibilità della struttura, individuare spazi più sicuri, idonei ed accessibili da riservare alle persone con disabilità che vogliono assistere alle partite di calcio. Il tutto naturalmente nel pieno e totale rispetto delle normative di sicurezza e di mantenimento dell'ordine pubblico che devono necessariamente essere rispettate, ma non utilizzate come "pretesto" per creare ulteriori ostacoli e/o barriere».
Fin qui la situazione dello Stadio San Nicola di Bari - secondo quanto denuncia la FISH Puglia - un impianto, vale la pena ricordarlo, che venne costruito tra il 1987 e il 1990, per sostituire il vecchio Stadio Comunale della Vittoria, in occasione dei Campionati del Mondo di Calcio di Italia '90, su progetto del celebre architetto Renzo Piano, che diede alla nuova struttura il soprannome di "Astronave" per la sua inconfondibile forma estetica moderna. Ma altrove cosa succede? Lo chiediamo anche ai nostri Lettori, in un periodo che - com'è noto - coincide con l'avvio dei vari tornei di calcio professionistico, dalla Serie A alle categorie minori. (S.B.)

L'indirizzo della FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) è fishpuglia@fishonlus.it.
 
 NOSTRO COMMENTO..
Sarebbe  troppo facile per noi fare dell'irnoia su renzo piano...un architetto che dovrebbe progettare tutto in piano..per fare onore al suo cognome.
Ma perchè un architetto così famoso non tiene conto dell'accessibilità?
Noi non crediamo per cattìveria, a meno che non  sia di una squadra non  pugliese.
Numerosi sono gli esempi di architetti famosi che si pongono sullo stesso piano di Renzo piano ,, per es. in piemonte la reggia di venaria nei giardini esterni non è un gran chè accessibile con le sedie a rotelle.
Perchè forse l'architetto deve stare con i piedi per terra e non solo nella sua creatività, infatti nel suo immaginare il mondo nella sua testa non si pone troppo il problema dell'accessibilità,  l'importante che lo stadio o altre opere siano belle e accattivanti.
Per chi ha problemi invece ad usufruire di questi spazi, l'opera dei maestri architetti, viene vista come un bel soprammobile posato nella città da guardare senza poterne fruire.
Quindi l'artista architetto ha fallito il suo compito , quindi ogni volta che un uomo che ha il potere di fare qualche cosa di buono e grande non tiene contodi tutti può passare alla facoltà dei falliti che li diamo l'attestato..

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Gli vietano il rally, fa lo sciopero della fame

 
 
NOSTRO COMMENTOIN FONDO.. 

La Nuova Sardegna del 08-09-2009

Gli vietano il rally, fa lo sciopero della fame

La disperata protesta di Francesco Cozzula, il navigatore ipovedente di Osilo che vuole correre la prova mondiale in Spagna.
Motivi di sicurezza, sostengono gli organizzatori. «Ma io ho una regolare licenza».
Il sardo ha corso 38 gare, di cui 5 iridate «Voglio una risposta»

SASSARI. Trentotto gare corse, cinque nel mondiale, non sono abbastanza. Gli organizzatori hanno vietato il rally di Spagna a Francesco Cozzula, il navigatore ipovedente di Osilo. Motivi di «sicurezza». E lui, dopo una protesta ufficiale, ha avviato lo sciopero della fame.
Non parla di discriminazione, ma zitto non sta. E ha spedito una lettera-denuncia al presidente nazionale della Csai, Angelo Sticchi Damiani, perchè intervenga in sede internazionale presso la Fia. Non ha avuto risposta e il tempo corre, i motori si scaldano. Al conduttore sardo non è rimasto altro che questo estremo tentativo per far sentire le sue ragioni.
Titolare della licenza di Navigatore Rallye H Disabile n. 222777 della federazione internazionale, Cozzula non può gareggiare in Spagnaper motivi di sicurezza: la commissione medica ha dichiarato pericolosa la sua partecipazione.
Così ha preso carta e penna per chiedere al massimo rappresentante della federazione italiana di intervenire. Ieri mattina Francesco Cozzula assisteva alle prove del Team Subaru sulla strada Tergu-Osilo, e si è detto fiducioso: «Sto attendendo con ansia una risposta. Ho la licenza Csai-Fia e non voglio credere che anche questa volta non mi facciano gareggiare. So che si sono mossi sia il segretario generale della Csai, Marco Ferrari, che i rappresentanti dei piloti nel comitato esecutivo della Csai, Serafino Ladelfa e Daniele Settimo. A breve avremo notizie e speriamo che siano buone. Al di là della partecipazione alla gara spagnola, voglio che questo problema, che per me non è un problema, venga risolto una volta per tutte. Se davvero è un problema di sicurezza è sufficiente che, se vengono richieste, ci sia la possibilità di poter effettuare delle ricognizioni aggiuntive”.
 
 
NOSTRO COMMENTO.. 
 Ma dai ragozzo mio..lo sciopero della fame per una cosa come questa è assurda.
 L'istituto dello scipero della fame  si attua in casi ben più alti, per esempio prima di andare al mare per diminuire la panza e tentare accoppiamenti estivi,oppure perrisparmiare centinaia di euro per un vestito nuovo per un matrimonio e quindi dimagrire per star dentro al vecchio completo.

 

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lunedì 7 settembre 2009

Collaborazione con il tuo sito

Buongiorno,

Sono Gabriele Rimoldi, webmaster di www.learnsports.com e mi occupo di SEO (ottimizzazione di siti web).

Sono qui per proporle uno scambio link perchè è la maniera principale con cui Google e altri motori di ricerca "rilevano" un sito e innalzano la sua posizione in graduatoria per visibilità e popolarità.
Nostro scopo è di raggiungere le migliori posizioni nei motori di ricerca.

Le offrirei link dalle homepage di siti come:
http://www.easyporting.com/
http://www.dacapopressmusicbooks.com/
http://www.96fly.com/

in cambio lei mi darebbe link diretti a nostri siti di giochi online.

La collaborazione è a titolo completamente gratuito ed è vantaggiosa per entrambe le parti.
Non si guadagnano soldi, ma lo scambio accresce la popolarità e la visibilità dei siti coinvolti nei motori di ricerca.

Saremmo lieti scambiare uno o più link con il vostro sito http://blogciecagna.blogspot.com

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Grazie dell'attenzione,

Gabriele Rimoldi

If you don't read Italian: this message is a link exchange proposal for online gambling and gaming websites.
If you're interested in exchanging links for websites in other languages, feel free to reply as well.

Thanks and Regards,
Gabriele

martedì 4 agosto 2009

Torino: arrivano i nuovi pass per disabili



SuperAbile.it del 29-07-2009

Torino: arrivano i nuovi pass per disabili

Dal primo settembre non saranno più validi i vecchi contrassegni ma esclusivamente quelli nuovi, muniti di ologramma a prova di falsificazione. Finora ne sono stati consegnati circa seimila

TORINO - Un ologramma per contrastare i pass dei falsi invalidi. C´è chi opta per una fotocopia a colori e chi si improvvisa artista e riproduce su un cartoncino il contrassegno riservato alle auto delle persone disabili. Non si contano gli espedienti usati per copiare il contrassegno adottati da veri e propri falsari, per non parlare delle scuse fantasiose da parte di chi utilizza impropriamente gli spazi riservati ai disabili o si serve di veri tesserini pur non avendone diritto. Ma il "mercato" di tesserini falsi, veri o verosimili per utilizzare gli spazi riservati ai disabili sta per chiudere. Dal primo settembre infatti, non saranno più validi i vecchi contrassegni, ma esclusivamente quelli nuovi, muniti di ologramma, che il Comune di Torino sta provvedendo a distribuire gratuitamente in questi giorni per porre un freno a contraffazioni e duplicazioni. E, da tale data, i vigili urbani procederanno a multare quei cittadini che parcheggeranno senza esporre il nuovo tesserino con ologramma. Finora ne sono stati consegnati circa seimila.

Per creare meno disagio possibile è stata avviata una collaborazione tra l'assessorato alla Viabilità e trasporti e l'assessorato alla Polizia municipale per la consegna diretta a casa dell'interessato. In caso di smarrimento o di furto, il nuovo documento è stato riconsegnato dopo che il disabile ha sporto denuncia. E per prevenire abusi nell'utilizzo del contrassegno appartenuto a una persona deceduta da parte dei familiari, si è sollecitata la restituzione del documento.

Negli ultimi anni i controlli della polizia municipale hanno fatto emergere il fenomeno della falsificazione del contrassegno invalidi ad opera di furbetti che parcheggiavano nei posti riservati alle persone disabili. Il nuovo sistema non lascerà scampo ai falsificatori che esibiscono sul cruscotto permessi fotocopiati o artigianali. Il bollino anti-contraffazione permette dunque di vigilare su un malcostume che, secondo i dati della polizia municipale, appare alquanto diffuso. Sono migliaia le sanzioni per sosta non consentita negli spazi destinati ai disabili mentre centinaia quelle emesse per uso non corretto del contrassegno. Con il nuovo tesserino munito di ologramma, il Comune intende contrastare l´uso improprio dei permessi assegnati a disabili. È un passo in più per tutelare chi ha diritto al contrassegno ed evitare gli abusi. I cambiamenti non influiranno sul numero dei posti auto: per legge, uno ogni cinquanta deve essere assegnato ai disabili.

Rosita Ferrato


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martedì 14 luglio 2009

Il sentiero per i disabili ora è realtà

 
 NOSTROCOMMENTO IN FONDO 

Il sentiero per i disabili ora è realtà

TOVEL. Inaugurata l’ex strada che costeggia il lago di Tovel, tra il rifugio “Miralago” e la Casa del Parco, diventata un sentiero percorribile in sicurezza anche dai disabili dopo i recentemente realizzati dal Parco naturale Adamello Brenta. L’opera, lunga un chilometro, è costata 72.000 euro. Un primo test sull’adattabilità del percorso alle esigenze dei disabili, lo ha effettuato, alcuni giorni fa, un gruppo di escursionisti guidati dall’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali) di Reggio Emilia, che lo ha percorso nell’ambito di un’uscita effettuata presso il lago di Tovel 
 
 
NOSTRO COMMENTO:
 
MAREMMA sentierizia, con 70.000 euro noi ci  avremmo  costruito un casello, un autogril oppure  un parcheggio per cervi.La spesa ci sembra eccessiva per un chilometro sai che soddisfazione.
 
Va da se che tutti hanno diritto a passeggiare anche in sedia a rotelle in ambiti montagnosi ma ci sembra una spesa eccessiva  per un percorso , breve e magari che non verrà utilizzato da molti in queste condizioni. sarebbe meglio rendere accessibili i rifugi e le aree di sosta sui monti ERinforzare per tutti i sentieri e renderli più sicuri ma non realizzare piccoli percorsi che fanno  più immagine che altro

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