sabato 24 gennaio 2009

Per la prima volta un cieco al Grande Fratello, Uic: ''Occasione di conoscenza'' [Redattore Sociale]

Nostro commento in fondo

Per la prima volta un cieco al Grande Fratello, Uic: ''Occasione di
conoscenza''
22-01-2009
Redattore Sociale

Per il presidente Uic Tommaso Daniele la partecipazione di Gerry al reality
è un'opportunità per far sparire l'imbarazzo che circonda i ciechi. Ma
''attenzione a stereotipi e pietismo''

ROMA - "Ogni cieco è una persona, e come tale, diversa e particolare: quello
che non deve avvenire è che si cada nello stereotipo del cieco, nella
spettacolarizzazione della disabilità o nel pietismo che troppo spesso
incontriamo sulla nostra strada": così Tommaso Daniele, presidente
dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, commenta la
partecipazione alla nona edizione del Grande Fratello di Gerry, il giovane
non vedente di origini calabresi ma residente a Roma che ha fatto ingresso
nella celebre casa diventando la prima persona con disabilità a partecipare
in Italia a un reality televisivo.
"Credo - afferma Daniele - che al di là del giudizio che possiamo avere
della trasmissione un cieco abbia diritto, come tutti gli altri, a
partecipare ad una trasmissione televisiva. Per anni ci siamo impegnati e
continuiamo a farlo, per raggiungere le pari opportunità, per avere la
giusta visibilità, anche nel mondo dell'informazione e della tv: sono quindi
sempre convinto che la partecipazione di un non vedente ad un programma
televisivo come 'Il Grande Fratello' rappresenti un passo in avanti visto
che fino a qualche anno fa era a dir poco inimmaginabile".
"Il risultato di questa partecipazione per il mondo dei ciechi e degli
ipovedenti italiani - continua Daniele - dipenderà in grande parte da Gerry:
è importante infatti che ricordare che Gerry è una persona e come tale,
diversa da tutte le altre, cieche o vedenti che siano". E' necessario
dunque, secondo l'opinione del presidente dell'Uic, che "l'opinione pubblica
e il pubblico del Grande fratello non categorizzino, perché tutti i ciechi
sono diversi tra loro: c'è chi è più furbo e chi meno, chi è più
intelligente e chi più lento, chi è più simpatico ed estroverso e chi più
chiuso e sgarbato. Ogni cieco è una persona, e come tale, diversa e
particolare". Ecco allora che è da evitare il fatto che "si cada nello
stereotipo del cieco, nella spettacolarizzazione della disabilità o nel
pietismo che troppo spesso incontriamo sulla nostra strada".
Daniele, ricordando l'imbarazzo degli altri partecipanti al reality nel
momento in cui Gerry è entrato nella casa, si sofferma poi sulla scarsa
conoscenza della realtà delle persone cieche e sulle domande che non solo i
concorrenti del Grande Fratello ma anche molti altri milioni di persone in
tutto il paese si fanno: "Come ci si comporta con un cieco? Di cosa si
parla? Come ci si muove in sua presenza? Si può parlare di tutto?". La
partecipazione di Gerry, da questo punto di vista, "potrebbe aiutare i
ciechi a farsi conoscere" e gli altri a conoscerli: "Se si riuscisse a far
sparire quell'imbarazzo che spesso incontriamo, sarebbe una grande
vittoria".
L'Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mette anche in risalto che
la partecipazione del giovane al Grande Fratello è l'occasione per "far
sapere in giro che la maggioranza dei non vedenti / ipovedenti sono delle
persone intelligenti e capaci che possono compensare il loro svantaggio
grazie alle loro competenze e alle moderne tecnologie". Si tratta dunque di
"accogliere questa comunicazione, di cancellare l'immagine del disabile e di
voler vedere un individuo in carne e ossa: il portatore di handicap è un
essere umano che, come tutti, possiede e dimostra di avere almeno una
abilità, che eccelle in una cosa e sbaglia in un'altra, che fa il possibile
per rendersi autonomo senza però rinunciare alla famiglia, agli amici veri,
alla salute e alla dignità".

(ska)


Nostro commento:
con un tempismo perfetto il nostro Presidente, dopo Pianeta Ciecagna, ha
commentato la notizia di Gerry. Certo, meglio un cieco al Grande Fratello
che a Carramba che sorpresa, ogni riferimento a fatti o persone e puramente
casuale. Non condividiamo tutto quello detto sopra dal Presidente, tranne il
fattto che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile un ciecato in TV.
Mica vero! Un paio di anni fa eravamo sempre nel 2000, magari nel 1800 forse
ci sarebbero state delle difficoltà!

Canale 5 risponde ad una nostra mail!

Gentile SERGIO
ti invitiamo a visitare il sito del Grande Fratello 8 all'indirizzo
www.grandefratello.mediaset.it dove troverai i link per dire la tua,
lasciare commenti, vedere foto, video e soprattutto per iscriverti al forum
e condividere con gli altri fans le tue impressioni sui concorrenti..
puoi inoltre collegarti alla pagina
http:/www.mediaset.it/mplayer.html?category=gf per vedere i video di ciò che
avviene nella casa più spiata d'Italia.
Grazie per averci scritto e buona giornata.
La Redazione di Canale 5

Per ricevere i gossip più piccanti dalla casa, i litigi e le news
direttamente sul tuo cellulare vai alla pagina
http://www.grandefratello.mediaset.it/schede/scheda_2.shtml e leggi il
regolamento.


NOME : Sergio (pipistrello da pianetaciecagna) COGNOME : Polin EMAIL :
info@pianetaciecagna.net SUBJECT : ....e Bravo jerry del grande fratello
TESTO : Ciao... Questa mail è rivolta principalmente alla redazione,
produzione del Grandefratello 9.
Dall'oggetto si evince il tenore di quanto stò per scrivervi:
A dispetto di tutte le polemiche insorte circa l'ammissione di un cieco (o
come lo chiameremmo noi CIECATO), intendiamo, sebbene non siamo mai stati
assidui telespettatori del grande fratello, esternare la nostra piena
condivisione a coloro che hanno dato la possibilità a Jerry di mettersi in
gioco, di mettersi in discussione.
Una volta tanto un popolarissimo programma come il grande fratello mette in
condizioni un cieco di proporsi come persona prima e poi come persona con un
problema! Ora tocca a Jerry giocarsi questa carta... e dobbiamo dire che
dimostra davvero molto coraggio.
Dimenticavoo... non ci siamo presentati! Parlo al plurale poiché scrivo a
nome di altre due persone: un ciecato Marco Pronello e un mezzo ciecato
(Sergio Prelato). In tre abbiamo dato vita ad un sito
http://www.pianetaciecagna.net Sergio Prelato & Marco pronello hanno scritto
due libri:
Cronache dalla ciecagna e colpo di stato a ciecagna Tutte le info:
http://www.pianetaciecagna.net/libri.php
con questo nostro progetto vogliamo abbattere lo stereotipo del cieco
vittima della sua disabilità!
E perché no un bel romanzo ove i nostri protagonisti (Fanale, Talpa, e
Pipistrello), diventano dei veri e propri criminali?
Integrazione al 100%...
Scherzi a parte visitate il nostro sito
http://www.pianetaciecagna.net
date un'occhiatina al nostro blog
http://blogciecagna.blogspot.com/
ove non ci siamo sottratti a postare i nostri commenti circa la
partecipazione di Jerry al grande fratello.
Bene non vogliamo tediarvi oltre... ci piacerebbe, e lo scrivamo senza mezzi
termini, portare la nostra esperienza, portare questo nostro progetto
davanti alle telecamere del Grande Fratello... desideriamo far sapere a
Jerry che siamo con lui... Bene ora che abbiamo lanciato il sasso, sperando
che non ci ritorni indietro un masso, restiamo in attesa di una risposta
del Grande Fratello!
Sergio Polin (pipistrello) 392 1971997
Sergio Prelato (fanale) 338 5280405
Marco Pronello (talpa) 339 4407235
info@pianetaciecagna.net

Profeta Bruno

Nostro Commento adesso!:
Caro Profeta Bruno, pur avendo infarcito un pò troppo il tuo scritto con una
buona dose di sfiga e di cose a te capitate, come a tanti altri, il tuo
messaggio è positivo, quindi Profeta Bruno ci rimettiamo alla tua bontà.
Amen!


«Salviamo il Braille dalla tecnologia»

16-01-2009
Corriere.com

Iaboni è cieco da trent'anni e aiuta ora chi sta perdendo la vista: «La
prevenzione prima di tutto»

di Simona Giacobbi

TORONTO - Per strada tutti gli tendono una mano. Lui la accetta con umiltà.
Bruno sa che ha bisogno di aiuto. Sa che la sua vita è cambiata. Il bastone
bianco che ormai impugna da anni e che lo aiuta a seguire un muro, a salire
un marciapiede o uno scalino, non è stato l'unico suo compagno di vita. La
famiglia e gli amici gli sono stati vicini. Ma la forza di lottare Bruno
l'ha trovata anche nella fede e nella speranza. «Perché la vita va avanti,
sempre e comunque», dice.
La cecità rende impotenti. Fa arrabbiare. Dà un senso di debolezza e
rassegnazione difficile da scrollarsi di dosso. Lo sa bene Bruno Iaboni,
nato 53 anni fa a Toronto da genitori italiani (la sua famiglia è di
Frosinone). È cieco da quando aveva vent'anni. Ma la sua esperienza insegna.
Insegna a non perdersi d'animo e a riafferrare salda, a due mani, la propria
vita. Ora insegna alla CNIB. L'istituto che offre servizi a chi ha problemi
di vista oggi festeggia il 200esimo anniversario dalla nascita di Louis
Braille, l'inventore francese, che ideò l'alfabeto utilizzato per la
scrittura e lettura dalle persone cieche. Interverranno questa mattina anche
Kathleen Wynne, ministro dell'Educazione, e John Parker, consigliere
comunale. Il governo sostiene il 75 % delle spese per l'acquisto di un
Brailler, un apparecchio dotato di sei tasti per la combinazione di lettere
e uno per lo spazio, molto simile alla vecchia macchina da scrivere. Bruno,
però, lancia un appello: «Il Braille è a rischio. La nuova tecnologia sta
prendendo il sopravvento. Non dobbiamo permetterlo. Perché il linguaggio
Braille può essere più utile di un computer. Al bambino cieco non basta solo
sentire la voce di un computer. Il tatto diventa uno strumento essenziale.
Solo così si tiene allenato il cervello, mandandogli stimoli».
Bruno, che ha voluto mantenere vive le sue origini studiando italiano a
scuola e «rinfrescandolo ogni tanto per comunicare meglio con i clienti»,
non è diventato cieco in un colpo solo: «Da piccolo la mia vista era già
bassa. Mi hanno tolto la cataratta. Quando avevo 17 anni il mio occhio
sinistro ha cominciato a non vederci più. Si era staccata la retina. Dopo
quattro mesi ho avuto un'emorragia e mi hanno detto che non c'era più niente
da fare. A vent'anni, un glaucoma all'occhio destro. Dopo un incidente in
macchina e due operazioni ho perso completamente la vista. Ero disperato.
Sono andato da alcuni specialisti in Italia, Francia, Stati Uniti,
Inghilterra, Russia. Ogni volta mi sentivo dire la stessa cosa. Non esisteva
nessuna cura. Quando mi trovavo a Lione da mio zio, ho detto basta. Volevo
solo ritornare a casa, a Toronto, e continuare la mia vita. Ho cominciato
così la mia riabilitazione alla CNIB. Mi hanno insegnato ad usare il
bastone, a girare nella zona dove abito
e a muovermi in casa, in cucina e a trovare i miei vestiti. Ho studiato il
Braille e il computer. Era il marzo del 1982. Volevo diventare un assistente
sociale. Ho frequentato il St. Daniel College. Dopo due anni e mezzo ho
preso il diploma. Ma era difficile trovare lavoro. Così ho cominciato a
seguire un gruppo di italiani con problemi di vista al Columbus Centre una
volta a settimana. Nell'85 ho frequentato per otto mesi un'altra scuola per
non vedenti e ho sostituito un insegnante in pensione. Nell'87 sono entrato
alla CNIB».
I clienti di Bruno sono per la maggior parte anziani che stanno perdendo la
vista. «Li aiuto ad essere indipendenti e a fare le stesse cose che hanno
insegnato a me. Vado spesso a casa loro, dove si sentono più rilassati.
Indico loro come muoversi soprattutto in cucina, il luogo più pericoloso
della casa, e come usare i fornelli. Anche solo parlare della propria cecità
serve molto. Devono capire che la vita non è finita, anche se la vista li ha
abbandonati. Molti si chiedono "come faccio ora? Come farò ad uscire e a non
usare più la macchina?". Il solo modo per non infierire psicologicamente e
per fare loro capire che tutto può tornare come prima, è di non dire loro
che anch'io sono cieco. Mi ricordo una signora anziana. Era molto
arrabbiata. Mi chiedeva che cosa avrei potuto fare per ridarle la vista e
diceva che non aveva senso tutto quello che stavamo facendo. Si è rifiutata
di leggere un documento. Mi chiese: "ma perché non lo leggi tu?". Le risposi
che avremmo dovuto asp ettare l'autista guida perché anch'io ero cieco.
Solo allora ha capito che la vita poteva continuare ad avere un senso anche
per lei».
Sì, perché all'inizio, oltre alla rabbia, è facile che subentri anche il
fattore umiliazione. Bruno l'ha vissuto in prima persona: «Quando ci vedevo
solo da un occhio, frequentavo una ragazza. Ci volevamo bene, ma sua madre
mi disse che se avessi perso la vista anche nell'altro occhio, non avrei più
potuto frequentarla perché non sarei stato in grado di prendermi cura di
lei. Insomma, è finita piuttosto male...».
Bruno segue soprattutto anziani, ma la CNIB ha in cura anche bambini dai
sette anni, molti di questi con problemi agli occhi dalla nascita, e ragazzi
che hanno subito incidenti o con diabete, malattia che può causare la
perdita totale o parziale della vista.
«Che cosa consiglio? - conclude Bruno - Innanzitutto la prevenzione. Un
glaucoma viene chiamato "ladro di notte" perché non dà sintomi ma provoca
grossi danni alla retina. Ma si può guarire se preso in tempo. Quindi prima
di tutto, gli over 40 dovrebbero fare almeno una volta all'anno una visita
dall'oftalmologo. Fondamentali poi l'aiuto e il sostegno della famiglia,
degli amici, della Chiesa e dei centri specializzati per superare i momenti
più tristi. Non si deve mai perdere la fede e la speranza. Dio mi ha dato la
forza di andare avanti e per trovare il posto che voleva per me. Solo così
la vita di un non vedente può migliorare».

Sono una donna ipovedente ... [La Nazione]

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Sono una donna ipovedente ...
15-01-2009
La Nazione

Lettera al quotidiano La Nazione

FIRENZE. Sono una donna ipovedente (un decimo di vista) ed ho la necessità,
non potendo più guidare l'auto, di prendere spesso l'autobus. Ora il
problema è questo: spesso il numero del bus è male illuminato e mentre la
gente lo vede bene lo stesso, io sono costretta a chiedere il numero
all'autista quando apre la portiera. Alcuni rispondono gentilmente, ma ci
sono altri che trattano male o in modo umiliante. L'ultimo, l'altro giorno,
un autista della linea numero 9 dell'Ataf di Firenze, mi ha detto, testuali
parole: «Il numero è scritto davanti, se lo legga». Al che gli ho dovuto
spiegare che non sono in grado di vedere e lui, seccatissimo, ha mugugnato
il numero. Un altro mi rimbrottò perchè gli avevo fatto riaprire le portiere
dopo che le aveva già chiuse, e quindi ho nuovamente dovuto spiegare che ci
vedo malissimo e che avevo letto il numero solo quando mi era vicino. Ora,
siccome vedo meglio i numeri illuminati, e ci sono dei bus dove,
all'apertura delle porte, un voce d ice il numero e la destinazione, non
potrebbe l'Ataf estendere questi piccoli accorgimenti a tutte le linee?
Sarebbe una piccola cosa, ma aiuterebbe tanti come me.

E. G. - Firenze

Nostro commento:
Cara donna ipovedente Pianeta Ciecagna di esprime la propria solidarietà,
Fanale infatti è partito per Firenze per venire ad insegnare l'educazione
agli autisti mestruati. comunque ti consigliamo alcune risposte: "caro
signor autista è tuo dovere dare informazioni a chiunque, non ti ho chiesto
di estrarti un dente ma solo il numero del bus, se non mi da la risposta
dico a sua moglie che lei è un puzzone". Parlando seriamente entro il 2011
per effetto di una normativa Europea tutti i mezzi dovranno essere
accessibili anche ai disabili visivi, quindi rivolgiti alla tua associazione
di categoria e pretendi di vedere e far applicare tale norma all'azienda dei
trasporti.

Macchine portatili perche' i ciechi possano vedere [ADUC Salute]

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Macchine portatili perche' i ciechi possano vedere
15-01-2009
ADUC Salute

AMERICHE - USA. Un prototipo portatile di "macchina per vedere" per alcune
persone cieche o con carenze visive e' il risultato di oltre vent'anni di
lavoro al prestigioso MIT, l'Istituto di tecnologia del Massachusetts.
L'apparecchio e' fabbricabile con meno di 500 dollari (372 euro), assicura
Elizabeth Goldring, del Centro studi visivi avanzati al MIT e autrice
dell'idea. Lei, cieca da un occhio e con poca vista anche dall'altro, aveva
sperimentato quel tipo di macchina dall'optometrista: un oftalmoscopio
laser, che proietta un'immagine semplice direttamente sulla retina. Cosi'
essa pote' vedere l'immagine e leggere una parola che aveva chiesto le fosse
mostrata. Benche' l'oftalmoscopio consentisse di vedere le immagini, era un
apparecchio molto grande e costoso. Percio', il lavoro dell'equipe di
Goldring e' consistito nel ridurlo, prima ad apparecchio da tavolo, e ora in
versione portatile. Il gruppo ha potuto avvalersi della collaborazione di
Rob Webb, l'inventore dell'oft almoscopio e che lavora all'Universita' di
Harvard. La versione portatile ed economica e' possibile perche' il laser e'
stato sostituito con diodi ad emissione luminosa (LED), fonte di luce
altrettanto brillante; inoltre, tutte le componenti sono molto piu' piccole
e vengono prodotte in massa per altri scopi.
La macchina per vedere e' montata su un treppiede flessibile ed e'
collegabile a una qualunque fonte per la visione, come uno schermo del
computer. "Funziona perche' tutti i dati dell'immagine si concentrano in un
piccolo punto di luce", spiega Quinn Smithwick.
Ora il prototipo sara' sperimentato sui pazienti di una clinica oftalmica di
Boston, e intanto Goldring lo usa per fare foto, cio' che le permette
d'esprimersi visualmente, dice. Il lavoro e' stato finanziato dalla NASA e
dal MIT.


Nostro commento:
La prima cosa che Talpa vorrà vedere con questa favolosa macchina, visto che
è cieco dalla nascita, sarà un cinghiale arrosto con il grasso che cola di
fronte ad un tramonto. Pipistrello potrà finalmente vedere Dharma (il suo
cane guida) mentre "eposita" i suoi totem davanti ai negozianti. Fanale
invece finalmente riuscirà a mettere a fuoco le tette di Pipistrella.

Stevie Wonder e i rischi del touch screen [Il Corriere della Sera]

Nostro commento in fondo

Stevie Wonder e i rischi del touch screen
10-01-2009
Il Corriere della Sera

Il cantante ha richiamato l'attenzione sui rischi di emarginazione per i
ciechi  Ha puntato il dito contro le tecnologie che potrebbero
escludere tutta una generazione di non vedenti

MILANO - I disabili visivi rischiano di venire dimenticati dalle tecnologie
e ad aggravare le cose ci si sta mettendo anche il touch screen, ultima
tendenza del momento confermata dalla moltitudine di prodotti a schermo
tattile presenti al Ces, il più importante evento mondiale per l'elettronica
di consumo. La denuncia viene dall'icona musicale Stevie Wonder, cieco fin
da neonato e in visita al salone internazionale. Il cantante dichiara di
sognare un'auto che possa essere guidata anche dai non vedenti e una
stazione radio satellitare Sirius XM che anche lui riesca a gestire. Poi
però fa notare la grave esclusione dei ciechi dai prodotti touch screen, che
utilizzano diversi menù e non prevedono feedback tattili.

IPHONE - Il dibattito si era già scatenato con l'iPhone 3G e i suoi
detrattori avevano già denunciato un uso delle icone virtuali complicato (se
non impossibile) per i non vedenti. Ora la dichiarazione ufficiale del
celebre personaggio sottolinea un problema esistente e grave, specie a
fronte di una vera e propria mania da schermo tattile. L'industria
dell'elettronica potrebbe fare di più per l'accessibilità e, come sottolinea
il portavoce della National Federation For The Blind, Chris Danielsen, senza
bisogno di grandi iniezioni di capitali.

I PRODOTTI ACCESSIBILI - Wonder ha puntualizzato anche che esistono molti
prodotti attenti alla disabilità visiva, come il BlackBerry, che lui
utilizza da tempo. La stessa Apple aveva avviato il progetto Apple-D-user,
dedicato alla disabilità. E il presidente di Sendero, Mike May, anch'egli
non vedente, ha raccontato delle novità della propria azienda pensate
proprio per chi non può vedere, come i satelliti Gps che funzionano a
comando vocale. Ma ormai molte calcolatrici, computer, orologi e lettori
musicali sono attivabili attraverso menù visivi. Ma, come fanno notare i
sostenitori dei diritti dei non vedenti, se gli apparecchi elettronici
fossero utilizzabili dai ciechi sarebbero più facili da usare anche per i
normodotati.

Emanuela Di Pasqua


Nostro commento:
Grande Stevie un omaggio al santo protettore di Pianeta Ciecagna. Noi
proponiamo ai progettisti del touch screen, che vuol dire raspare per far
funzionare, una settimana senza poter usare le mani e così fargli collaudare
le loro meravigliose invenzioni.

A Roma il primo asilo in cui si parla la lingua dei segni [Redattore Sociale]

A Roma il primo asilo in cui si parla la lingua dei segni
09-01-2009
Redattore Sociale

E' la prima struttura educativa che adotta la Lis fin dalla fascia d'età 0-3
anni, sia per i bambini sordi che per quelli udenti. Il ''Girasole'' apre
lunedì e può accogliere 16 bambini

ROMA - Apre lunedì prossimo a Roma nel IX Municipio "Il Girasole" il primo
asilo nido in Italia bilingue con la Lis, lingua dei segni italiana. E' la
prima struttura educativa nel panorama del paese che attua il bilinguismo
con la lingua dei segni italiana fin dalla fascia d"età dai zero ai tre
anni, sia per i bambini sordi, sia per i bambini udenti. Il bilinguismo con
la Lis, realizzato attraverso figure professionali tutte specializzate in
Lingua dei segni italiana, favorisce fin dai primi mesi di vita lo sviluppo
della Lis come madrelingua per i bambini sordi e come seconda lingua per i
bambini udenti. Una possibilità per le famiglie con bambini udenti e sordi
di favorire fin dai primi anni una migliore comunicazione anche tra fratelli
e sorelle.
I piccoli, per un massimo di 16 posti, saranno seguiti da 5 educatrici, una
cuoca, una pediatra e uno psicologo. Il progetto educativo prevede attività
strutturate realizzate con materiali naturali. "L'idea è che i bambini
sordi, esattamente al pari dei bambini udenti, possano beneficiare di
un'esperienza unica come quella del nido senza la mediazione di una terza
figura quella dell'assistente alla comunicazione, che si rivela invece
fondamentale dalla materna in poi - spiega Valentina Bisacchi, coordinatrice
del Girasole - Il bambino nei primissimi mesi e anni di vita deve attuare un
processo di delega e di fiducia rispetto ad una figura che non è quella
genitoriale, ma è l'educatrice. L'obiettivo è ridurre il carico emotivo e
psicologico di tale impatto per favorire nel modo più naturale la
separazione dalla famiglia e la socializzazione. Il vuoto che lascerebbe
l'assenza dell'assistente alla comunicazione è colmato dalla competenza
aggiunta in Lis dalle educatrici e dalle figure ausiliarie''.
La struttura, privata, opererà dal prossimo settembre in convenzione con il
comune di Roma. In questo modo una parte dei posti saranno riservati ai
piccoli rimasti in lista d'attesa nelle graduatorie del IX municipio.
"Poiché le famiglie con bambini sordi sono residenti sull'intero territorio
della città, senza una specifica concentrazione - sottolinea Valentina
Bisacchi - stiamo proponendo al comune di Roma di modificare le regole di
accesso alle graduatorie affinché nel loro caso siano aperte ai residenti di
tutti i municipi". Info: via Macedonia 15, tel 06.780 41 45, cell 393.999 55
10, www.nidogirasole.com .

(Francesca Mezzelani)