Caro Profeta Bruno, pur avendo infarcito un pò troppo il tuo scritto con una
buona dose di sfiga e di cose a te capitate, come a tanti altri, il tuo
messaggio è positivo, quindi Profeta Bruno ci rimettiamo alla tua bontà.
Amen!
«Salviamo il Braille dalla tecnologia»
16-01-2009
Corriere.com
Iaboni è cieco da trent'anni e aiuta ora chi sta perdendo la vista: «La
prevenzione prima di tutto»
di Simona Giacobbi
TORONTO - Per strada tutti gli tendono una mano. Lui la accetta con umiltà.
Bruno sa che ha bisogno di aiuto. Sa che la sua vita è cambiata. Il bastone
bianco che ormai impugna da anni e che lo aiuta a seguire un muro, a salire
un marciapiede o uno scalino, non è stato l'unico suo compagno di vita. La
famiglia e gli amici gli sono stati vicini. Ma la forza di lottare Bruno
l'ha trovata anche nella fede e nella speranza. «Perché la vita va avanti,
sempre e comunque», dice.
La cecità rende impotenti. Fa arrabbiare. Dà un senso di debolezza e
rassegnazione difficile da scrollarsi di dosso. Lo sa bene Bruno Iaboni,
nato 53 anni fa a Toronto da genitori italiani (la sua famiglia è di
Frosinone). È cieco da quando aveva vent'anni. Ma la sua esperienza insegna.
Insegna a non perdersi d'animo e a riafferrare salda, a due mani, la propria
vita. Ora insegna alla CNIB. L'istituto che offre servizi a chi ha problemi
di vista oggi festeggia il 200esimo anniversario dalla nascita di Louis
Braille, l'inventore francese, che ideò l'alfabeto utilizzato per la
scrittura e lettura dalle persone cieche. Interverranno questa mattina anche
Kathleen Wynne, ministro dell'Educazione, e John Parker, consigliere
comunale. Il governo sostiene il 75 % delle spese per l'acquisto di un
Brailler, un apparecchio dotato di sei tasti per la combinazione di lettere
e uno per lo spazio, molto simile alla vecchia macchina da scrivere. Bruno,
però, lancia un appello: «Il Braille è a rischio. La nuova tecnologia sta
prendendo il sopravvento. Non dobbiamo permetterlo. Perché il linguaggio
Braille può essere più utile di un computer. Al bambino cieco non basta solo
sentire la voce di un computer. Il tatto diventa uno strumento essenziale.
Solo così si tiene allenato il cervello, mandandogli stimoli».
Bruno, che ha voluto mantenere vive le sue origini studiando italiano a
scuola e «rinfrescandolo ogni tanto per comunicare meglio con i clienti»,
non è diventato cieco in un colpo solo: «Da piccolo la mia vista era già
bassa. Mi hanno tolto la cataratta. Quando avevo 17 anni il mio occhio
sinistro ha cominciato a non vederci più. Si era staccata la retina. Dopo
quattro mesi ho avuto un'emorragia e mi hanno detto che non c'era più niente
da fare. A vent'anni, un glaucoma all'occhio destro. Dopo un incidente in
macchina e due operazioni ho perso completamente la vista. Ero disperato.
Sono andato da alcuni specialisti in Italia, Francia, Stati Uniti,
Inghilterra, Russia. Ogni volta mi sentivo dire la stessa cosa. Non esisteva
nessuna cura. Quando mi trovavo a Lione da mio zio, ho detto basta. Volevo
solo ritornare a casa, a Toronto, e continuare la mia vita. Ho cominciato
così la mia riabilitazione alla CNIB. Mi hanno insegnato ad usare il
bastone, a girare nella zona dove abito
e a muovermi in casa, in cucina e a trovare i miei vestiti. Ho studiato il
Braille e il computer. Era il marzo del 1982. Volevo diventare un assistente
sociale. Ho frequentato il St. Daniel College. Dopo due anni e mezzo ho
preso il diploma. Ma era difficile trovare lavoro. Così ho cominciato a
seguire un gruppo di italiani con problemi di vista al Columbus Centre una
volta a settimana. Nell'85 ho frequentato per otto mesi un'altra scuola per
non vedenti e ho sostituito un insegnante in pensione. Nell'87 sono entrato
alla CNIB».
I clienti di Bruno sono per la maggior parte anziani che stanno perdendo la
vista. «Li aiuto ad essere indipendenti e a fare le stesse cose che hanno
insegnato a me. Vado spesso a casa loro, dove si sentono più rilassati.
Indico loro come muoversi soprattutto in cucina, il luogo più pericoloso
della casa, e come usare i fornelli. Anche solo parlare della propria cecità
serve molto. Devono capire che la vita non è finita, anche se la vista li ha
abbandonati. Molti si chiedono "come faccio ora? Come farò ad uscire e a non
usare più la macchina?". Il solo modo per non infierire psicologicamente e
per fare loro capire che tutto può tornare come prima, è di non dire loro
che anch'io sono cieco. Mi ricordo una signora anziana. Era molto
arrabbiata. Mi chiedeva che cosa avrei potuto fare per ridarle la vista e
diceva che non aveva senso tutto quello che stavamo facendo. Si è rifiutata
di leggere un documento. Mi chiese: "ma perché non lo leggi tu?". Le risposi
che avremmo dovuto asp ettare l'autista guida perché anch'io ero cieco.
Solo allora ha capito che la vita poteva continuare ad avere un senso anche
per lei».
Sì, perché all'inizio, oltre alla rabbia, è facile che subentri anche il
fattore umiliazione. Bruno l'ha vissuto in prima persona: «Quando ci vedevo
solo da un occhio, frequentavo una ragazza. Ci volevamo bene, ma sua madre
mi disse che se avessi perso la vista anche nell'altro occhio, non avrei più
potuto frequentarla perché non sarei stato in grado di prendermi cura di
lei. Insomma, è finita piuttosto male...».
Bruno segue soprattutto anziani, ma la CNIB ha in cura anche bambini dai
sette anni, molti di questi con problemi agli occhi dalla nascita, e ragazzi
che hanno subito incidenti o con diabete, malattia che può causare la
perdita totale o parziale della vista.
«Che cosa consiglio? - conclude Bruno - Innanzitutto la prevenzione. Un
glaucoma viene chiamato "ladro di notte" perché non dà sintomi ma provoca
grossi danni alla retina. Ma si può guarire se preso in tempo. Quindi prima
di tutto, gli over 40 dovrebbero fare almeno una volta all'anno una visita
dall'oftalmologo. Fondamentali poi l'aiuto e il sostegno della famiglia,
degli amici, della Chiesa e dei centri specializzati per superare i momenti
più tristi. Non si deve mai perdere la fede e la speranza. Dio mi ha dato la
forza di andare avanti e per trovare il posto che voleva per me. Solo così
la vita di un non vedente può migliorare».
Nessun commento:
Posta un commento