sabato 26 aprile 2008

CONTAGIOSI E PERICOLOSI

               



 Disabili? E forse contagiosi
04-04-2008
La Stampa

I paraplegici possono salire a bordo di un volo Air One solo se un medico dichiara che non sono contagiosi nè pericolosi

Flavia Amabile

Giuliano Taccola è un brillante giovane ricercatore universitario, si occupa di neurobiologia a Trieste. Viene invitato a partecipare alla prima Giornata Nazionale delle persone con lesioni al midollo spinale che si tiene oggi a Roma e così si mette alla ricerca di un aereo.
C'è un problema: soffre di paraplegia cronica per un incidente avvenuto 13 anni fa. Si muove solo su una sedia a rotelle e deve chiedere assistenza. Non che abbia bisogno di nulla, è perfettamente autosufficiente ma i corridoi degli aerei sono più stretti della sua sedia e ha bisogno di aiuto per salire su una più stretta.
All'Air One lo avvertono: per salire a bordo deve presentare al check-in un nulla osta sanitario, se vuole possono mandarglielo. Giuliano accetta. Legge il modulo, arriva fino in fondo e sbianca. Oltre a diverse richieste tecniche sul tipo di assistenza necessaria, il medico deve firmare dichiarando «che il passeggero è fisicamente idoneo a intraprendere il viaggio aereo di cui sopra, che non è contagioso, nè affetto da malattie che possano causare disagio o disturbo agli altri passeggeri».
Giuliano non è uno sprovveduto, ha viaggiato in aereo molte altre volte. Mai nessuno gli ha chiesto nulla di simile. Acquista il biglietto e va in aeroporto. Dopo aver fatto il check-in, senza dirgli nulla alcuni agenti gli chiedono di seguirli. Lo scortano fino all'infermeria dove un medico lo osserva, gli fa alcune domande, esamina il certificato sulla sua malattia che Giuliano porta sempre con sé e firma la liberatoria per il viaggio.
C'è di che arrabbiarsi. «Un simile trattamento è in contrasto con le regole internazionali Iata - spiega Giuliano - La risoluzione 700 prevede che non sia necessario alcun certificato specifico per i passeggeri disabili che hanno bisogno di assistenza speciale in aeroporto o solo pe rle operazioni si sbarco e imbarco».
E quindi? Come si spiega questa discriminazione? Da Air One rispondono che le normative internazionali danno facoltà di intervenire in maniera più restrittiva. Citano il documento 30 dell'Ecac. «Se siamo più rigorosi è per tutelare il singolo e i passeggeri», precisano. Ineffetti sono i soli a chiedere il certificato. Tanto è vero che un'ora dopo Giuliano, una sua amica, anche lei paraplegica, atterrava a Roma in con Alitalia, senza alcuna visita o accusa di contagiare o recare disturbo ai passeggeri intorno.
 NOSTRO COMMENTO…

Sono proprio degli sprovveduti! Dobbiamo dirgli tutto noi.

Ma almeno inventatevi una scusa antiterrorismo, ma non devono creare una castroneria tipo la possibilità di contagio. E più contagioso mio nipote di sei anni quando mi bacia e mi attacca di tutto, oppure Talpa che da quando lo conosco mi ha fatto crescere la panza, oppure pipistrello che essendo cieco mi ha mezzo accecato! L'unica cosa che molti viaggiatori con handicap potrebbero trasmettere è forse un po' di buon sensoe magari telepaticamente anche un po' di va…!!

FANALE

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