Un volo di 4500 metri
14-09-2008
Il Resto del Carlino
Si sono lanciati col paracadute abbracciati
REGGIO EMILIA. Vuoi volare? Alla sfida della scuola di paracadutismo di Reggio hanno risposto i non vedenti dell'Univoc (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi). Una trentina - arrivati da tutta Italia, alcuni ipovedenti, altri con cecità assoluta - pronti a lanciarsi nel vuoto, tra ieri pomeriggio e stamattina (tempo permettendo) al campo volo di Reggio. Un lancio in caduta libera da 4500 metri d'altezza, in tandem con un istruttore della scuola di paracadutismo, raggiungendo i 200km/h, per poi aprire il paracadute a vela e planare fino a terra. Tutto senza vedere con gli occhi, ma "vedendo" con la pelle, i muscoli, con gli odori e i rumori, con il cuore. «Quando parli con loro è difficile confrontare la loro esperienza con la tua - confessa Paolo Haim, migliaia di lanci alle spalle e direttore della scuola di paracadutismo Body Fly University di Reggio -, è questione di odori, di una memoria muscolare diversa. Ci svelano cose che non avevamo mai provato». Arrivano a terra dopo il lancio emozionatissimi: «E' qualcosa di indescrivibile - dice Aden Lanzoni, 35 anni, di Forlì -. Appena mi sono lanciato lassù, in quell'aria fredda, facevo fatica a respirare, la velocità è pazzesca. Non sentivo le orecchie, il naso, c'era questa sensazione di aria potente che ti avvolge tutto». Reggio poi si fa riconoscere per gli odori: «Quando siamo arrivati a 600 metri, sentivo già quello dell'allevamento di sotto». RIENTRA nel capannone Cinzia Marisa, 32 anni, giunta a Reggio da Rovereto: «E' impressionante - racconta parlando del suo lancio nel vuoto -, ho provato a urlare, un urlo liberatorio, ma non ho sentito nulla. Io non ho sentito nulla, pensavo di non essere riuscita a dire nulla, ma l'istruttore mi ha detto che il grido l'ha sentito benissimo. Che cosa pensavo? "Non sto spingendo la pancia in fuori!", come mi avevano raccomandato. E c'era l'istruttore che mi voleva far sorridere per la telecamera che riprendeva il lancio. Io ho pensato: ci provo. Ma con tutta quell'aria sembrava di essere in uno specchio deformante». Ma è la leggerezza, vissuta nel vuoto e al buio, una sensazione dominanti: «E' qualcosa al di fuori del normale, di leggerezza, nel vuoto - dice Emanuele Ferrarese, di Torino, emozionato, subito dopo aver toccato terra. Come per Giusy Ghidoni, 34enne, di Forlì: «Senti solo l'aria, è bellissimo».
Paolo Patria
NOSTRO COMMENTO..
Ragazzi avete un bel coraggio! Ma ci permettiamo di dirvi che l’odore che avete sentito a 600 metri è quello della vostra strizza…, altro che quello dell’allevamento…
Nessun commento:
Posta un commento