P.S. NOSTRO COMMENTO IN FONDO..
Oggetto: La scuola pubblica e le parole di Don Milani [La Repubblica]
La scuola pubblica e le parole di Don Milani
05-09-2008
La Repubblica
di Antonio Nocchetti
Chi serve una scuola pubblica come quella che va delineandosi in questi giorni? A questo proposito è indispensabile una premessa che apparirà sgradevole a qualcuno: la scuola pubblica è servita, serve e servirà sempre a quanti non possono (o non vogliono) affidare l´istruzione dei propri figli alle scuole paritarie e private.
Non è necessario ricordare che tra i diritti che la Costituzione riconosce ai cittadini quello all´istruzione viene innanzitutto garantito dal sistema scolastico pubblico. Tutto quanto è successivamente intervenuto, dalla legge sulla parità scolastica varata dal governo D´Alema ai buoni sconto per la scuola paritaria del ministro Moratti, ha rappresentato un utile viatico per decifrare cosa accadrà nel prossimo futuro. Una riduzione generalizzata delle ore di frequenza scolastica nella scuola dell´obbligo, il ritorno all´insegnante unico nella scuola primaria, la riduzione del numero di classi con aumento concomitante del numero di alunni. E ancora: determinazione del numero di insegnanti di sostegno indipendente dal numero di alunni disabili, riduzione del numero di insegnanti e del personale Ata di 150000 unità. Tutto questo accade in un sistema scolastico pubblico che accoglierà il prossimo anno circa 580000 alunni stranieri e 190000 alunni disabili; un sistema caratterizzato dalla presenza di almeno il 50 per cento degli edifici scolastici in condizioni precarie (il 90 per cento al Sud) e con una scuola a tempo pieno garantita solo al 5 per cento degli alunni meridionali contro il 30 per cento di quelli delle regioni del centro-nord. Forse il ministro Gelmini invece di raccontare agli italiani la storiella del grembiule come elemento di socializzazione, o affannarsi a reintrodurre l´educazione civica nei programmi, avrebbe fatto bene a raccontarci altro. Allora farebbe bene a descrivere alle famiglie italiane come immagina tra qualche anno la scuola pubblica se, come ormai è evidente, sarà possibile trasformarle in fondazioni. Dove questo accadrà lo intuisce chiunque, quale parte del Paese ha il tessuto economico che potrà "sostenere" le scuole-fondazioni è evidente; quanto questo determinerà una ulteriore stratificazione nel sistema scolastico italiano è una certezza alla quale una buona politica dovrebbe porre attenzione e fare scelte conseguenti. Purtroppo, quando si mette in discussione continuamente la struttura unitaria del Paese, come accade da parte di rappresentanti del governo, o quando si prospetta una struttura federalista che non tenga conto delle enormi differenze socioeconomiche preesistenti, si commette quello che don Milani definiva una grave ingiustizia: «Fare parti eguali tra diseguali». Cosa abbia in mente il ministro Gelmini, quando definisce per decreto legge, strumento criticabile e inopportuno vista la complessità della materia, delle trasformazioni così profonde nella scuola primaria è un mistero o non lo è per nulla. Sgomenta la totale incapacità di una visione complessiva del sistema scolastico, incapacità nel prevedere che provvedimenti come quelli sopra enunciati possano determinare progressivamente una perdita di qualità della istruzione nell´unico "pezzo" di scuola, quello della primaria per l´appunto, che viene considerato il fiore all´occhiello del nostro ordinamento scolastico. Questa incapacità può, al contrario, essere espressione di una nitida volontà di affondare, a colpi di sciabola, il sistema scolastico pubblico. Si dica chiaramente allora che la scuola pubblica dovrà diventare una scuola di serie B nelle regioni meridionali, si dica che i bambini disabili non riusciranno più a frequentarla perché privati di ore di sostegno e di formazione adeguata, si affermi che per i bambini immigrati le possibilità di integrazione sono ridotte al lumicino
NOSTRO COMMENTO..
Porca miseria scolastica, abbiamo ancora la sabbia nelle mutande e ci tocca già scrivere!
Noi vorremmo trasformare in fondazione il parlamento, oppure trasformarlo in ONLUS, così la smettono di rubare. Il grembiulino lo metterei solo a quelli onesti così ci rendiamo subito conto del livello di trasparenza dei nostri bravi legislatori. A questo punto veramente si dovrebbe pensare a una quota di parlamentari disabili o immigrati, con cittadinanza e seriamente impegnati nel conviverein Italia, perché purtroppo questi “virus” del sistema scolastico non sono in grado di capire la delicatezza dell’istruzione. Non ci piace pensare alle corporazioni settarie che difendono il proprio interesse particolare, ma che dobbiamo pensare di una scuola che parcheggia i disabili ed emargina chi dovrebbe avere una doppia cultura: la nostra e quella di origine?.
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